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Il punto di partenza

Audit
digitale

In sintesi

L’audit digitale è un’analisi dello stato del digitale di un’impresa: sito, contenuti, presenza sui motori, asset e proprietà, fornitori in essere, processi collegati. Si chiude con un documento e una sessione di restituzione in cui si discute che cosa conviene fare, in che ordine e che cosa si può lasciare stare. È il modo più semplice per cominciare, e non impegna a proseguire.

Perimetro

Che cosa viene analizzato.

Non tutte le voci valgono per tutte le imprese: il perimetro si concorda prima, in base a com’è fatta l’azienda e a che cosa preoccupa chi la guida.

  • Il sito — struttura, contenuti, comportamento su mobile, tempi di caricamento, aspetti tecnici che incidono sulla visibilità.
  • I contenuti — che cosa c’è scritto, per chi, quanto è aggiornato, quanto è coerente fra le diverse pagine.
  • La presenza sui motori — come e per che cosa viene trovata l’impresa oggi, e con quali concorrenti si confronta.
  • La presenza nei sistemi generativi — dove verificabile: che cosa risponde un assistente AI quando gli si chiede dell’impresa, e su quali fonti si basa.
  • Il posizionamento — che cosa comunica oggi l’impresa, a chi si rivolge e quanto questo corrisponde a come vuole essere percepita.
  • Gli asset digitali — dominio, DNS, hosting, posta, CMS, account di analisi: a chi sono intestati e chi ne ha il controllo.
  • I fornitori in essere — chi fa cosa, con quali accordi, con quali dipendenze e quale margine di manovra.
  • I processi collegati — come nascono e si aggiornano i contenuti, come si gestiscono le richieste, dove si perde tempo.
  • Le dipendenze e i rischi — che cosa si romperebbe se domani un fornitore, una piattaforma o una persona non ci fossero più.
  • Le priorità — la lettura d’insieme: che cosa va affrontato prima, e perché.

L’esito

Che cosa ricevi.

Documento

L’analisi scritta

Che cosa è stato guardato, che cosa è emerso, quali sono le criticità e quali le opportunità. Scritto per essere letto da chi decide, non da un tecnico.

Priorità

L’ordine delle cose

Che cosa affrontare prima e perché, che cosa può aspettare, che cosa non conviene fare affatto. Con il criterio che ha portato a ciascuna indicazione.

Direzione

Le decisioni raccomandate

Le scelte che l’impresa dovrebbe prendere, con le alternative considerate. Non un preventivo: una base per decidere.

Restituzione

La conversazione

Una sessione in cui il documento viene discusso insieme. È la parte che vale di più: le domande che nascono lì spostano spesso le priorità.

Confini

Che cosa non è compreso.

  • La realizzazione degli interventi. L’audit è un lavoro di analisi e decisione, e si chiude lì. Se poi si procede, è un lavoro a sé.
  • La produzione di contenuti. L’audit dice che cosa manca e come impostarlo, non lo scrive.
  • Interventi tecnici sui sistemi. Durante l’analisi non si tocca niente: si guarda.
  • Una verifica legale o di conformità. Dove emergono aspetti da valutare, viene segnalato, ma la valutazione spetta a chi ha le competenze specifiche.
  • Garanzie di risultato. Nessuna promessa di posizione sui motori né di comparire nelle risposte dei sistemi generativi.

Prima di cominciare

Che cosa può servire.

Più materiale arriva, più l’analisi è profonda. Quello che non c’è si può recuperare insieme — spesso è già di per sé un’informazione utile.

  • Accesso in sola lettura agli strumenti di analisi del sito
  • Accesso in sola lettura a Search Console, se attiva
  • Un’utenza di lettura sul CMS
  • Le informazioni su dove sono registrati dominio e hosting
  • I contatti dei fornitori attualmente coinvolti
  • Eventuali preventivi o proposte ricevute di recente
  • Una conversazione con chi conosce l’azienda dall’interno

Dopo

Che cosa succede dopo.

Tre esiti, tutti legittimi.

Si procede. Le priorità diventano una roadmap e si decide come realizzarle: direttamente, con fornitori esistenti o con fornitori da selezionare. È il percorso descritto nel metodo.

Non serve rifare tutto. Capita spesso: quello che c’è funziona, e bastano pochi interventi mirati. In questo caso l’audit ha evitato una spesa, che è esattamente il suo lavoro.

Non serve fare nulla, per ora. Anche questa è una conclusione possibile, e viene detta. Sapere che il proprio digitale regge — e capire perché — vale quanto un elenco di interventi.

Selezione

Per chi non è adatto.

  • Chi cerca solo un preventivo per rifare il sito. Legittimo, ma per quello serve un fornitore, non un’analisi.
  • Chi ha già deciso e vuole una conferma. Un audit che conferma quello che si voleva sentire non serve a niente.
  • Chi non può dedicare qualche ora alla conversazione. Senza il contesto interno l’analisi resta in superficie.
  • Chi cerca risultati immediati sui motori. Non è la strada, e non è quello che l’audit promette.

Domande

Le domande che arrivano più spesso.

Quanto costa un audit digitale?

Dipende dalla dimensione e dalla complessità di quello che va analizzato, e si definisce dopo una prima conversazione. Su questo sito non ci sono prezzi, ed è una scelta: un numero esposto senza conoscere il contesto sarebbe un numero senza significato, per chi legge e per chi lo scrive.

L’audit include la realizzazione degli interventi?

No. Si chiude con il documento e la sessione di restituzione. Se si decide di proseguire, gli interventi sono un lavoro a sé, e si possono affidare a RDL, a un fornitore esistente o a un fornitore da selezionare.

E se emerge che non serve fare nulla?

Viene detto, con le ragioni. È una conclusione possibile, e vale quanto le altre: la funzione dell’audit è capire cosa serve, il che comprende scoprire che non serve niente.

Serve dare accessi ai propri sistemi?

Dove possibile sì, in sola lettura. Senza accessi l’analisi si fa comunque, guardando quello che è pubblico, ma resta più superficiale — e va detto in partenza.

Va bene anche per un’impresa piccola?

Sì, e spesso rende di più: nelle imprese piccole le decisioni digitali si prendono in fretta e senza confronto, e mettere in fila le priorità evita spese che non tornano.

Bisogna cambiare i fornitori attuali?

Quasi mai. L’audit guarda anche il rapporto con i fornitori, ma il cambio è un’operazione costosa che si consiglia solo quando c’è una ragione seria. Più spesso il problema è che non è mai stato definito con precisione che cosa dovessero fare.

Prosegui

Da dove si comincia

Un audit è il modo più semplice per capire cosa non serve.

Si comincia da una conversazione, senza impegno: serve a capire se un audit abbia senso nel tuo caso e con quale perimetro.

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